INTRODUZIONE
CAPITOLO 1: Chi è il sordo ?
1.1 Definizioni e aspetti generali
1.2 Handicap e Deficit
1.3 Osservazioni
CAPITOLO 2: La Lingua Italiana dei Segni
2.1 Aspetti storici e culturali
2.3 La Rappresentazione dei segni
2.3.1 Luoghi
2.3.2 Configurazioni
2.3.3 Movimento
2.3.4 Orientamento
2.5 Come è possibile ordinare i segni nelle frasi?
Bibliografia
INTRODUZIONE
L’articolo 1 della Legge 26.5.1970 considera sordomuto “ il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva che gli abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, purchè la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio”.
Il Decreto ministeriale 5.2.1992 stabilisce che la causa della sordità è la perdita uditiva congenita o contratta prima del 12° anno di età e corrispondente ad una ipoacusia pari o superiore a 75 decibel di media tra le frequenze 500, 1000, 2000 Hertz sull’orecchio migliore.
Questi decreti considerano, per necessità “burocratica “ la sordità solo da un punto di vista clinico e riabilitativo, andando a considerare il sordo non rieducato al linguaggio verbale “muto”.
Di contro questa tesina affronta il tema della sordità in una prospettiva socioculturale completamente diversa, in cui ogni ‘muto’ diventa ‘parlante’ non solo se si impadronisce della parola parlata, ma quando riesce a far propri gli strumenti della comunicazione, qualunque sia la modalità di linguaggio adottata.
E’ dunque la facoltà di linguaggio, e non la sua modalità, che consente di costruire la comunicazione e di uscire dal mutismo. E nei sordi la facoltà linguistica è intatta.
Un altro pregiudizio consiste nel ritenere che i sordi abbiano un ritardo mentale complessivo: il loro è un deficit sensoriale e non cognitivo.
La sordità di per sé non comporta disfunzioni a livello cerebrale e psichico.
CAPITOLO 1 : Chi è il sordo?
1.1 DEFINIZIONI E ASPETTI GENERALI
La sordità è la riduzione più o meno grave dell’udito.
Secondo la classificazione audiologica della sordità del BIAP (Bureau International d’Audiophonologie) si distinguono quattri gradi in relazione all’entità della perdita uditiva espressa in decibel :
§ Lieve, con soglia tra i 20 e 40 decibel;
§ Media, con soglia tra 40 e 70 decibel;
§ Grave, con soglia tra 70 e 90 decibel;
§ Profonda, con soglia uguale o superiore ai 90 decibel.
All’interno della sordità profonda c’è ancora un’ulteriore suddivisione:
· 1° gruppo: sordità con curva pantonale che abbraccia tutte le frequenze tra i
125 e i 400 Hertz all’intensità di 90 decibel;
· 2° gruppo: sordità con curva dai 125 ai 2000 Hertz all’intensità uguale o
maggiore di 90 decibel;
· 3° gruppo: sordità con curva detta a virgola dai 125 ai 1000 Hertz ad intensità maggiore ai 90 decibel.
I diversi gradi di sordità influiscono in vario modo nell’acquisizione e nello sviluppo del linguaggio vocale, per questo una corretta e precoce diagnosi eziopatogenetica è il primo passo di un approccio efficace al problema nel suo complesso. Quanto più l’educazione è precoce tanto maggiori sono le possibilità di avere risultati accettabili per lo sviluppo di una buona competenza comunicativa.
Nelle sordità lievi il bambino ha uno sviluppo del linguaggio normale, cioè non è in ritardo rispetto alle tappe più significative.
Non ha problemi di comprensione del significato delle parole, ma solo difficoltà nel discriminare alcuni fonemi (omette o altera alcuni fonemi, ad esempio confonde le consonanti /b/ con le /p/).
Nella sordità media il danno riguarda sia il significante che il significato, cioè il concetto sottostante la parola. Dobbiamo parlare in questi casi di ritardo nello sviluppo del linguaggio parlato (sia nella comprensione che nella produzione).
Se si aumenta l’intensità della voce migliora l’entità del linguaggio vocale, per cui sono indispensabili la protesizzazione e l’intervento logopedico precocissimi, prima che la componente linguistica sia compromessa.
Nella sordità grave non c’è percezione del parlato. Quello che il bambino riesce a comprendere, senza protesi anche parlando a voce molto alta vicino all’orecchio, sono la durata e il ritmo, riuscendo a distinguere, ad esempio un suono ripetuto da uno continuo.
Solo attraverso l’intervento logopedico il bambino imparerà a parlare ma a questo livello l’educazione è molto complessa ed è difficile che il sordo raggiunga una competenza linguistica completa sia nell’italiano scritto che parlato.
1.2 HANDICAP E DEFICIT
1.3 OSSERVAZIONI
Le
difficoltà di comunicazione con una persona sorda derivano spesso da una serie
di pregiudizi sulla sordità ancora molto diffusi, anche tra gli addetti ai lavori.
Si pensa, ad esempio, che i sordi siano muti, come dimostra l’uso stesso del
termine sordo-muto.
Ma l’apparato vocale dei sordi è integro e il bambino sordo, anche mancando di
una verifica da parte dell’udito, può imparare, nel corso della logopedia, a
regolare l’emissione dei suoni complessivo.
I
problemi del bambino sordo riguardano piuttosto, come sappiamo, l’acquisizione
della lingua verbale, perché questa viaggia sulla modalità acustica che in lui
è deficitaria. Problemi da cui possono derivare complicazioni a livello
cognitivo e psicologico, che si possono però prevenire con un’adeguata
educazione al linguaggio. E’ la famiglia, la scuola, le strutture di
competenza, che spesso non sono preparate, non sanno o non possono esserlo, per
una comunicazione che sfrutti le capacità integre del sordo, tra cui la vista.
Così il bambino sordo resta spesso escluso, negli anni più importanti per
l’acquisizione del linguaggio, dalla comunicazione linguistica verbale che gli
adulti usano con lui e fra di loro, esclusione che causa problemi nello
sviluppo della lingua parlata in termini di tempi (e quindi di ritardi) e di
modi (e quindi di usi non corretti della lingua).
Alla fine del ‘700 il successore dell’abate, il direttore della scuola dei sordi a Parig, Sicard, ampliò lo studio e la ricerca su la Lingua Segnata Francese (LSF) e questa venne poi tradotta negli Stati Uniti da Gallaudet.
Quest’ultimo, ritornando poi nei primi dell’800 in Francia e avvalorandosi della competenza di Clerc, uno dei sordi più esperto come istruttore di LSF fondò numerosi centri in tutta l’America, contribuendo a costruire una Lingua dei Segni Americana (ASL) che presenta appunto molte analogie con la LSF.
2.2 LA LINGUA ITALIANA DEI SEGNI
Il linguaggio dei segni non è affatto universale ( come si è accennato sopra), vi sono tante lingue dei segni quante sono le varie comunità dei sordi.
In Italia la lingua dei segni non è stata considerata come oggetto di studio fino agli ultimi 20 anni del 900 e nella ricerca si è distinto il contributo Italiano di V. Volterra e collaboratori.
La ricerca sulle lingue dei segni di V. Volterra e collaboratori ha scoperto che esiste una forma di comunicazione che presenta molte caratteristiche fondamentali di una lingua che si esplicano anche con una modalità diversa , visivo- gestuale, non ancorata necessariamente a modalità acustiche-vocale e biologicamente determinata.
2.3.2 Movimento
Il movimento di cui qui si parla sta ad indicare quel movimento nell’eseguire il segno.
Per la ASL Stokoe individuò 24 movimenti che sono validi ancora oggi per la LIS.
Friedman ha suddiviso questi in 4 categorie andando ad indicare:
- Direzione
- Maniera
- Contatto
- Interazione
Nella LIS la Direzione del movimento, se non specificata, è rappresentata
come segue e rappresenta dove si spostano le mani :
|
> |
Verso destra |
|
< |
Verso sinistra |
|
Z |
Continuo destra-sinistra |
|
ᅮ |
Verso il segnante |
|
┸ |
Verso l’avanti |
|
I |
Continuo avanti e dietro |
Per quanto riguarda la Maniera questa specifica come si muovono le mani.La Friedman individua 9 modalità che nella LIS arrivano a 17, alcune di queste sono:
· Dritto, non esiste un simbolo specifico per questa categoria, ma le mani tracciano una linea retta da un punto a un altro
· Circolare, comprende movimenti arcuati e ellittici
· Braccio e Avambraccio prominenti
· Torsione dei polsi
· Piegamento del polso
· Piegamento delle nocche, nel segno “PITTURA”
· Piegamento delle giunture intercarpali
· Apertura delle dita e della mano
· Chiusura della mano/dita
· Sbriciolamento, che si ritrova in segni come “SOLDI”
Il Contatto sta ad indicare la possibilità della mano, durante, alla fine o lungo tutta l’esecuzione del segno di toccare il corpo e può riguardare anche due parti del corpo. Il simbolo del contatto è X e può avere diverse modalità rispetto al movimento:
|
X |
Contatto finale |
|
Ẍ̇ |
Contatto ripetuto |
|
X(M)X |
Contatto Spostato |
|
(M)X(M) |
Sfioramento |
L’interazione fa riferimento a quei segni che si avvalgono dell’uso
congiunto delle mani che si possono muovere simmetricamente ma non
identicamente oppure in direzioni diverse. I tipi dell’interazione possono
essere vari (accostamento,direzione,divisione….)
2.3.3 Orientamento
L’orientamento serve a definire la posizione delle mani, il rapporto che le mani hanno tra di loro , con il corpo e nello spazio. Stokoe ha definito l’orientamento riferendosi specificatamente all’orientamento del palmo. Nella LIS si dà maggior attenzione al polso e al metacarpo .
Il polso può essere semplicemente piegato, piegato all’indietro e di lato.
Il palmo e il metacarpo possono stare verso l’alto-basso,sinistra –destra.
2.4 ASPETTI MORFO - SINTATTICI:
NOMI, VERBI, TEMPI E MODI.
Mettendo a confronto la LIS con altre lingue vocali che possiedono una ricca morfologia , si ha l’impressione che questa lingua dei segni sia piuttosto carente da un punto di vista morfo- sintattico.
In realtà non è proprio così.
Da tempo si è osservato come le lingue vocali si differenziano per gli elementi lessicali.
L’italiano o il latino per esempio sono lingue che flessive che si avvalgono di alterazioni fonologiche degli elementi lessicali per distinguere tra nomi e verbi, tra categorie e generi diversi..Il cinese o l’inglese lingue prevalentemente analitiche invece si avvalgono di strumenti completamente diversi come ad esempio il tono, gli strumenti semantici, pragmatici e sintattici.
Nelle lingue dei segni ,prendendo in considerazione le ricerche condotte sulla ASL (Klima e Bellugi;1979), gli strumenti morfologici differiscono totalmente da quelli delle lingue vocali: le flessioni nelle lingue dei segni vengono simultaneamente sovra imposte o incorporate negli elementi lessicali come tratti di uno o più dei loro elementi fonologici o morfofonologici costitutivi.
Un altro tipo di problema riguarda la temporalità di un evento in riferimento al tempo reale dell’enunciato linguistico, cioè il tempo verbale.In quasi tutte le Lingue dei segni si parla a proposito di una linea immaginaria chiamata linea del tempo che è situata sul piano orizzontale all’altezza della spalla e che parte da dietro il segnante.Ma come si distingue il tempo passato, il futuro e il presente?I segni del futuro sono articolati davanti al segnante, il passato viene segnato in uno spazio che parte dalla spalla fino a dietro le spalle mentre il presente viene compreso fra questi due spazi.
Un altro aspetto morfo- sintattico è quello che abbraccia i pronomi possessivi, personali e dimostrativi oltre che tutti gli avverbi.Spesso questi vengono segnati con spostamenti del corpo, della testa, direzione dello sguardo e si caratterizzano per un modo più simultaneo e coinciso di quanto avvenga nelle lingue vocali.
Riferendoci alla LIS possiamo considerare la sua morfologia nominale e verbale composita: in molti casi le distinzioni tra nome e verbi non sono morfologicamente marcate, in altri lo sono e interessano diversi tratti del movimento e del luogo dei segni.Il primo caso include nomi e verbi che differiscono significativamente nei loro tratti fonologici : un esempio è la coppia bere – bicchiere dove la differenza di segno è costruita sul movimento.Un altro tipo di segni che è rientra nel primo caso riguarda quei nomi e verbi che hanno in comune tutti gli elementi fonologici e il segno assume un significato a seconda del contesto.
Nel secondo caso nomi e verbi appaiono morfologicamente distinti, di solito queste coppie hanno sempre in comune la configurazione, mentre la differenziazione morfologica fra nomi e verbi è data principalmente dal movimento e dai suoi spazi temporali (ampiezza , direzione,presenza/assenza ripetizioni).In questo tipo di segni di solito i nomi sono caratterizzati da un movimento breve e contenuto e da una certa stazionarietà nel luogo, i verbi invece hanno una certa mobilità nello spazio.
Osservando i segni nominali da un punto di vista topologico possiamo distinguere 2 classi :
1°classe : i nomi si segnano su diversi luoghi del corpo del segnante
2°classe : i nomi si segnano sullo spazio neutro.
Ma come si fa a specificare il singolare dal plurale o l’articolo determinativo da quello indeterminativo?
Se il nome è plurale il segno è moltiplicato,ma spesso si può ricorrere anche ad aggiungere un altro segno al nome che vogliamo fare plurale (Es. : DONNA-TANTE DONNE).
Anche peri verbi si possono distinguere in classi.
La LIS ne individua 3.
La prima classe è quella dei verbi che hanno come luogo di articolazione il corpo e conservano inalterata la loro forma, può aggiungersi verbo il segno pronominale.La seconda classe comprende verbi che si segnano nello spazio neutro, che non toccano il corpo e sono segnati con un movimento fra due punti dell’articolazione. Questi verbi possono specificare morfologicamente a secondo del contesto la persona e il numero, le relazioni grammaticali.(Es.: PENSARE, IO /LEI PENSA).Ci sono due sottoclassi all’interno della 2° classe (sottoclasse A e B) che specificano se l’argomento va dall’oggetto al soggetto e/o viceversa.La terza classe comprende verbi che possiedono solo un luogo di articolazione con 2 sottoclassi (A e B) che hanno la funzione di soggetto/oggetto.
Ci si può chiedere come è possibile segnare il tempo di questi verbi, non esistendo nella LIS flessioni verbali temporali come nella lingua italiana.
Abbiamo già detto sopra che il tempo in quasi tutte le lingue dei segni è scandito con una linea del tempo (citato sopra), questo vale anche per la LIS, ma esistono altri aspetti.
Per esempio il segno “FATTO” ha significato sia aspettuale che di tempo e
può essere usato accanto ai verbi per specificare l’azione passata.
Con il termine aspettuale ci si riferisce alle alterazioni degli aspetti qualitativi del movimento di esecuzione dei verbi che può essere repentina andando a sottolineare l’improvvisazione del fatto, o continua andando a definire il ripetersi dell’azione in un periodo di tempo.
Tra gli aspetti morfologici sintattici non si deve tralasciare il sistema pronominale. I dati disponibili evidenziano due tipi di indici:
· Manuali
· Non Manuali
Gli indici manuali corrispondono ai pronomi personali, possessivi,dimostrativi e sono segnati con l’indice teso e il pugno chiuso; le differenze tra genere dipendono dal contesto e dal movimento di ciascun segno(questo si differenzia totalmente dalla lingua italiana).
Gli indici non manuali includono spostamenti nella direzione dello sguardo, spostamenti nella postura del corpo, del collo, delle spalle del segnante e un’enfatizzazione dell’espressione facciale.
C’è da considerare che tutti i pronomi personali, possessivi, dimostrativi e le forme locative sono formalmente simile o potremmo dire identiche non solo ad altra lingue segnate ma ai gesti naturali degli udenti: questi segni possono essere considerati univocamente determinati da modalità visivo –gestuali.
Un problema che si pone per la LIS ,e anche per le lingue dei segni, è l’aspetto prosodico e tonale del linguaggio parlato italiano o l’uso interrogativo del do inglese che è strutturato anche su questo aspetto.
Nella LIS l’intonazione è data dalle componenti non manuali.
La testa e le spalle sono coinvolte quando in un discorso ci sono più personaggi e oggetti da segnare e gli spostamenti possono essere diversi:
- Spostamenti degli occhi in tutte le direzioni,
- Spostamenti posturali
- Spostamenti di espressione faccia
Ci si può chiedere come possa essere segnata la forma superlativa degli aggettivi .
Come si fa a differenziare tra l’aggettivo GRANDE e GRANDISSIMO?
La differenza sta nell’enfatizzazione del segno con una dilatazione dell’espressione, la bocca aperta e gli occhi spalancati.Viceversa il contrario di GRANDISSIMO –PICCOLISSIMO- è rappresentato con le spalle che tendono a chiudersi la bocca socchiusa e gli occhi strizzati.
Una considerazione da fare è che la scelta delle espressioni facciali non è in tutti i segnanti uguali e può essere definita da uno stile cognitivo e metacognitivo diverso da persona a persona.
2.5 COME E ‘ POSSIBILE ORDINARE I SEGNI NELLE FRASI?
Nelle lingue vocali la costruzione delle tipologie linguistiche ha dominato gran parte della ricerca a partire dal 1960.
Negli ultimi 30 anni del ‘900, l’attenzione si è spostata sull’ordine degli elementi delle frasi nelle lingue segnate e soprattutto sulla ASL, accorgendosi che il canale acustico –vocale e visivo gestuale impongono restrizioni assai diverse.
Sono almeno due le funzioni che le attività non manuali possono svolgere per la funzione strutturale della grammatica, infatti possono assumere una funzione lessicale (il formare parole) e una funzione sintattica (il formare frasi).
Riferendosi agli studi della Fisher (1975) e di Liddell(1980), sull’ordine nella ASL si può constatare che l’ordine SOGGETTO – VERBO –COMPLEMENTO (SVO) cambia nei casi in cui
· l’elemento è topicalizzato
· il soggetto e l’oggetto sono irreversibili (frasi in cui uno solo degli elementi
· nominali può essere anche soggetto
· quando il segnante fa uso dello spazio per indicare meccanismo grammaticali.
Possiamo fare degli esempi in base a ciò e gli ordini possibili sono (per la Fisher la virgola corrisponde all’intonazione delle lingue vocali): O, SV - VO, S - SOV.
Per quanto riguarda la LIS abbiamo una serie di dati ricavati dalla stessa metodologia della Fisher e da una ricerca sperimentale sui soggetti sordi dalla nascita a confronto con soggetti udenti , utilizzando
come strumento il disegno, (Voltera, Corazza e collaboratori;1984)
Da questa ricerca italiana risulta che l’ordine SVO è il più frequente con spostamenti O, SV - VO, S; nel caso di frasi reversibili la frequenza Nome –Verbo-Nome (NVN) corrisponde a SVO, la sequenza NNV = OSV e la sequenza VNN= VOS.
Tutte le altre possibili combinazione sono accettabili tranne Oggetto-Verbo- Soggetto e Verbo- Soggetto-Oggetto.
Per quanto riguarda l’aspetto semantico è soprattutto l’ordine degli elementi a rivestire un ruolo cruciale nell’interpretazione delle relazioni semantiche
Nell’italiano parlato la costruzione possessiva è la seguente:
posseduto-preposizione-possessore (es.”La radio di papà”)
Nella LIS diventa:
possessore- possessivo-posseduto (es.”Papà sua –di lui- radio”)
Sono moltissime le considerazioni e i confronti da fare sull’ordine delle frasi tra lingua segnata e scritta: nelle lingue segnate c’è da considerare una variabile sempre “costante”(K) che non c’è nelle lingue parlate che è l’estensione spaziale oltre a quella temporale.Questa relazione spazio –temporale implica che le relazioni siano sempre reciproche e di conseguenza le regolarità vanno ricercate sia nell’ordinamento lineare dei segni che nella loro organizzazione spaziale.
CAPITOLO 3: Interventi sulla comunicazione
Tutti i metodi oralisti condividono
l’esclusione, nell’educazione al linguaggio parlato e scritto, di qualsiasi uso
dei segni. Essi puntano maggiormente sul potenziamento della lettura labiale su
cui si basa ancora oggi la maggior parte della comunicazione tra udenti e non
udenti.A questo proposito possiamo considerare delle regole per la lettura
labiale . Per consentire al sordo una buona lettura labiale la distanza
ottimale nella conversazione non deve mai superare il metro e mezzo.La fonte
luminosa deve illuminare il viso di chi parla e non quello della persona sorda:
bisogna parlare con il viso rivolto alla luce.Chi parla deve tenere ferma la
testa e il viso di chi parla deve essere al livello degli occhi della persona
sorda. Occorre parlare distintamente, ma senza esagerare,nè bisogna in alcun
modo storpiare la pronuncia. La lettura labiale infatti si basa sulla pronuncia
corretta
Si può parlare con un tono normale di voce, non occorre gridare moderando la
velocità del discorso: né troppo in fretta, né troppo adagio.Usare
possibilmente frasi corte, semplici ma complete. Non occorre parlare in modo
infantile. Mettere in risalto la parola principale della frase. Usare
espressioni del viso in relazione al tema del discorso.Non tutti i suoni della
lingua sono visibili sulle labbra: è necessario che la persona sorda possa
vedere tutto ciò che è visibile sulle labbra. Quando si usano nomi di persona,
località o termini inconsueti, la lettura labiale è molto difficile. Se il
sordo non riesce, nonostante gli sforzi, a recepire il messaggio, anziché
spazientirsi, si può scrivere la parola a stampatello. Oppure usare, se la si
conosce, la dattilologia (l’alfabeto manuale).Per la persona sorda è difficile
seguire una conversazione di gruppo o una conferenza senza interprete. Occorre
quindi aiutarlo a capire almeno gli argomenti principali attraverso la lettura
labiale, trasmettendo parole e frasi semplici e accompagnandole con gesti
naturali. Un'altra caratteristica dei metodi oralisti è il privilegiare
nell’educazione alla lingua parlata e scritta l’aspetto della produzione
piuttosto che quello della comprensione, che è invece preponderante
soprattutto nelle prime fasi dell’acquisizione spontanea del linguaggio nel
Seconda area:
In pratica, quando si parla con il bambino sordo, si dà un supporto gestuale a tutto quello che viene detto. I segni divengono così una sorta di ‘stampelle’ che il bambino usa quando non è ancora abbastanza padrone del linguaggio verbale, per poter rispettare le stesse tappe evolutive del bambino udente
BIBLIOGRAFIA:
i. V.Volterra ; La lingua italiana dei segni,Il Mulino,1987
ii. Corsetti R.; Appunti di Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione, Dispense.
iii. Corazza , Caselli , Atti del 1 Congresso Nazionale sulla LIS Trieste 13-15 settembre 1995;Ente Nazionale Sordomuti Onlus, 2001.
iv. Psicologia dell’handicap e della riabilitazione,Zanobini M., Usai M. C.,Franco Angeli ,2000.
v. Marcelli, Psicopatologia del bambino,Masson,1999.
vi. L.S. Vygotskij, Pensiero e Linguaggio-Ricerche psicologiche. A cura di L. Mecacci, Bari Laterza, 1990